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ANCORA SULL’ATTRIBUZIONE DEL CODICE EER

Recentemente la Corte di Cassazione, con la sentenza 23 dicembre 2025, n. 41415, è tornata ad occuparsi degli oneri di verifica in capo al soggetto che riceve i rifiuti e, in generale, di ogni detentore dei rifiuti stessi.

Pur rammentando la regola di cui all’art. 185, c. 5, secondo cui “La corretta attribuzione dei Codici dei rifiuti e delle caratteristiche di pericolo dei rifiuti è effettuata dal produttore ….[…]”, il quale è “prioritariamente”, quindi, tenuto ad assegnare il corretto c.d. Codice EER corrispondente alla tipologia di rifiuto di volta in volta originato, il giudice di legittimità ha sottolineato che “la disciplina europea (direttiva 2008/98/Ce; decisione 2000/532/Ce) e la giurisprudenza CGUE e di questa Corte hanno chiarito che anche il detentore/destinatario sopporta oneri di verifica e non può fare scelte arbitrarie sulla qualificazione del rifiuto” e, quando la composizione degli stessi non è nota, deve determinarla ricercando le sostanze pericolose “ragionevolmente” presenti attraverso campionamenti e analisi.

Le copiose disposizioni normativa in merito “devono essere interpretati nel senso che il detentore di un rifiuto che può essere classificato sia con codici corrispondenti a rifiuti pericolosi sia con codici corrispondenti a rifiuti non pericolosi, ma la cui composizione non è immediatamente nota, deve, ai fini di tale classificazione, determinare detta composizione e ricercare le sostanze pericolose che possano ragionevolmente trovarvisi onde stabilire se tale rifiuto presenti caratteristiche di pericolo, e a tal fine può utilizzare campionamenti, analisi chimiche e prove previsti dal regolamento (Ce) n. 440/2008 della Commissione, del 30 maggio 2008, che istituisce dei metodi di prova ai sensi del regolamento (Ce) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (Reach) o qualsiasi altro campionamento, analisi chimica e prova riconosciuti a livello internazionale”.

La sentenza richiama le importanti pronunce della medesima Corte di Giustizia Europea, Sez. X, 28 marzo 2019, cause riunite C-487/17 e C-489/17, che si è pronunciata sui criteri da utilizzare per assegnare le caratteristiche di pericolo ai quali è possibile attribuire codici speculari. Ad avviso della Corte, la corretta applicazione del principio di precauzione, in uno con il principio di economicità e fattibilità tecnica della gestione dei rifiuti,  importa che il produttore dei rifiuti non è obbligato “a verificare l’assenza di qualsiasi sostanza pericolosa nel rifiuto in esame” ma può “limitarsi a ricercare le sostanze che possono essere ragionevolmente presenti in tale rifiuto e valutare le sue caratteristiche di pericolo sulla base di calcoli o mediante prove in relazione a tali sostanze”: viene così rifiutata la presunzione di pericolosità del rifiuto che imponeva al produttore un’analisi volta a verificare l’assenza di qualunque tipo di sostanza classificata come pericolosa. Ad onor di completezza già la Cassazione Penale solo il mese precedente, con la pronuncia della IV sezione 9 febbraio 2019, n. 6548 avevo fornito, in termini sostanzialmente identici, analoga indicazione ossia che “In caso di rifiuti con codice a specchio, per identificare la non pericolosità non è necessaria la indiscriminata ricerca di tutte le sostanze che il rifiuto potrebbe astrattamente contenere, ma unicamente quelle che, con più elevato livello di probabilità possono essere presenti nel rifiuto.”

Il principio che ne emerge non è quindi una novità ma le difficoltà applicative permangono, porto che ogni specifica fattispecie rappresenta un caso a sé.

Invero, la sentenza sottolinea la particolare accortezza che deve avere il destinatario (che diventa detentore solo qualora riceva il rifiuto) prima di ricevere e accettare il conferimento, svolgendo i necessari preventivi accertamenti e richiedendo eventuali approfondimenti (eventualmente potendo all’esito degli stessi, rifiutarsi di ricevere il rifiuto). Al contempo la pronuncia suggerisce alcune importanti riflessioni sui limiti degli obblighi che gravano sul destinatario in ordine a tale verifica, e ciò nel contesto della responsabilità condivisa che vige in questa materia. Ciò che è certo è che elementi, circostanze e documentazione a supporto dell’operazione di classificazione rimangono determinanti al fine, prima di tutto, della corretta gestione del rifiuto e della tutela dell’ambiente.

 

Di – Avv. Roberta Agnoletto-Ph.D., Patrocinante in Cassazione e esperta di diritto amministrativo e dell’ambiente.

 

 

 

 

 

 

 

Convegno Master Acque Ca’ Foscari 28 novembre 2025 – Enti di Governo D’Ambito e Governance Multilivello

Enti di Governo d’Ambito e Governance del Territorio.

SEMINARIO  28 novembre 2025 ore 10:30 -13:00.

 

Un altro importante momento di approfondimento e studio organizzato dall’Università Ca’ Foscari Venezia nell’ambito del Master Universitario in Tutela e gestione della risorsa idrica a.a. 24/25. 
L’evento è fruibile solo da remoto ed è organizzato in collaborazione con ANEA e Viveracqua. 
Tutte le info per la registrazione e partecipazione sulla locandina. Il seminario si terrà da remoto ed è obbligatoria la registrazione entro il giorno 26/11/2025.
Locandina Master Acque Seminario 28.11.2025 ore 10.30 - 13.00.pdf -1

 

 

Procedura di estinzione delle contravvenzioni ambientali dopo le novità del D.L. 116/2025

Procedura di estinzione delle Contravvenzioni Ambientali dopo le novità del D.L. 116/2025

È con piacere che condividiamo la notizia di questo interessante evento formativo del Master in diritto dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.

 

Locandina Reati ambientali 14.11.2025 - Lezione Aperta

Gestione rifiuti: obblighi e sanzioni per le aziende

Gestione dei rifiuti: cosa prevede la legge e come evitare sanzioni

La gestione corretta dei rifiuti è uno dei temi centrali del diritto ambientale.
Ogni impresa, anche piccola, produce rifiuti — e spesso ignora che la legge impone obblighi precisi di raccolta, classificazione, stoccaggio e smaltimento.
Un errore nella gestione può comportare sanzioni amministrative e penali anche molto gravi, persino nei casi di semplice negligenza.


⚠️ Attenzione: ogni rifiuto ha una responsabilità

Secondo il D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), il produttore di un rifiuto ne è responsabile fino al corretto smaltimento finale.
Questo significa che, anche se l’impresa affida i propri rifiuti a un trasportatore esterno, resta comunque responsabile in solido se il rifiuto non viene gestito correttamente.

Gli errori più frequenti:

  • Mancata o errata classificazione dei rifiuti (codice CER sbagliato);

  • Assenza del registro di carico e scarico;

  • Smaltimento tramite soggetti non autorizzati;

  • Mancata iscrizione all’Albo Gestori Ambientali;

  • Errori nella compilazione del MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale);

  • Mancato aggiornamento del personale sulla normativa vigente.

Tutti questi errori, anche se non intenzionali, possono comportare sanzioni da migliaia di euro, sequestri o procedimenti penali per violazione delle norme ambientali.


💡 Gestire correttamente i rifiuti conviene

Un’azienda che gestisce bene i propri rifiuti non solo evita guai, ma dimostra attenzione verso l’ambiente e la comunità.
Oggi la sostenibilità è anche un valore competitivo: imprese “green compliant” ottengono più facilmente certificazioni ambientali, accedono a bandi pubblici e migliorano la propria reputazione.

I vantaggi di una gestione corretta:

  • Riduzione dei rischi legali e amministrativi;

  • Migliore organizzazione interna e tracciabilità;

  • Accesso a incentivi per l’economia circolare;

  • Possibilità di valorizzare i rifiuti come materie seconde.


🌱 Prevenire reati ambientali con la consulenza giusta

La normativa ambientale è complessa e in continua evoluzione.
Molte aziende commettono infrazioni senza rendersene conto, semplicemente perché non conoscono tutti gli adempimenti richiesti.

Un avvocato esperto in diritto ambientale può supportarti in modo concreto:

  • Analizzando la tua situazione aziendale;

  • Verificando autorizzazioni, registri e contratti con fornitori;

  • Formando il personale su obblighi e responsabilità;

  • Redigendo procedure di gestione conformi alla legge;

  • Difendendoti in caso di sanzioni o procedimenti penali.

Essere assistiti da un legale specializzato significa trasformare un obbligo in una garanzia di sicurezza e trasparenza.


⚖️ Come mettersi in regola subito

🔹 1. Classifica correttamente i rifiuti

Identifica il codice CER per ogni tipologia e verifica se il rifiuto è pericoloso o non pericoloso.

🔹 2. Aggiorna i registri e le autorizzazioni

Controlla scadenze, documenti e soggetti autorizzati al trasporto e smaltimento.

🔹 3. Forma il personale

Ogni addetto deve sapere come gestire correttamente rifiuti, etichette e documentazione.

🔹 4. Stipula contratti chiari con i fornitori

Assicurati che ogni soggetto coinvolto (trasportatore, smaltitore, intermediario) sia iscritto all’albo e coperto da polizze idonee.

🔹 5. Rivolgiti a un legale ambientale

Solo un professionista esperto può garantirti la conformità totale e assisterti in caso di ispezioni ARPA o contestazioni.


🌍 L’ambiente è una responsabilità condivisa

Gestire correttamente i rifiuti significa proteggere l’ambiente e tutelare la propria azienda.
La legge non lascia spazio all’improvvisazione: conoscere gli obblighi, rispettarli e farsi assistere da professionisti competenti è l’unico modo per operare in sicurezza.

📩 Contattaci per una consulenza legale personalizzata: trasformiamo la normativa in una risorsa per la tua impresa.

Responsabilità 231: come tutelare imprese e associazioni

Responsabilità amministrativa 231: cosa cambia per imprese, enti e associazioni

Da oltre vent’anni il Decreto Legislativo 231/2001 rappresenta uno dei pilastri più importanti del diritto d’impresa e del Terzo Settore.
Questa norma introduce la responsabilità amministrativa degli enti, cioè la possibilità che società, associazioni e fondazioni rispondano in sede penale per reati commessi da dirigenti, dipendenti o collaboratori nel loro interesse.

Non si tratta di un dettaglio burocratico: la “231” è oggi un requisito fondamentale per tutelare l’organizzazione da sanzioni, interdizioni e gravi danni reputazionali.


⚠️ Attenzione: cosa prevede il D.Lgs. 231/2001

Il decreto stabilisce che un’azienda o un ente può essere considerato responsabile in proprio se un soggetto legato all’organizzazione commette determinati reati, tra cui:

  • Reati contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione, ecc.);

  • Reati societari e fiscali;

  • Reati in materia di sicurezza sul lavoro (art. 25-septies);

  • Reati ambientali (art. 25-undecies);

  • Reati informatici, di riciclaggio o contro la persona.

Le sanzioni possono essere pesanti:

  • Multe fino a milioni di euro;

  • Interdizione temporanea dall’attività;

  • Confisca o pubblicazione della sentenza di condanna.

In altre parole, un singolo errore o comportamento scorretto può mettere a rischio l’intera organizzazione.


💡 Prevenire con il Modello Organizzativo 231

La legge, però, offre anche uno strumento di tutela fondamentale: il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG 231).
Se adottato e applicato correttamente, questo modello permette di escludere o attenuare la responsabilità dell’ente.

Un MOG efficace deve contenere:

  • Un sistema di mappatura dei rischi;

  • Procedure e protocolli per prevenire comportamenti illeciti;

  • Codice etico e sistema disciplinare interno;

  • Formazione periodica del personale;

  • Un Organismo di Vigilanza (OdV) indipendente, incaricato di verificare l’efficacia del modello.

Questo vale non solo per grandi aziende, ma anche per PMI, cooperative e organizzazioni di volontariato, sempre più spesso coinvolte in attività delicate dove il rischio di errore o omissione è concreto.


🌱 Proteggere l’attività e costruire fiducia

Adottare un Modello 231 non significa solo “mettersi in regola”:
significa costruire credibilità e trasparenza verso clienti, partner, istituzioni e volontari.

Le imprese che implementano un MOG 231:

  • Dimostrano serietà e rispetto della legge;

  • Migliorano la governance interna;

  • Possono partecipare con maggiore facilità a bandi, gare pubbliche e collaborazioni;

  • Proteggono dirigenti e soci da accuse personali in caso di reato.

Un avvocato esperto in D.Lgs. 231/2001 può guidare passo dopo passo nella redazione e aggiornamento del modello, adattandolo alla realtà dell’ente e riducendo drasticamente i rischi legali.


⚖️ Come adeguarsi alla normativa 231

🔹 1. Effettua un audit preliminare

Un’analisi dei processi aziendali e delle aree di rischio è il primo passo per capire dove intervenire.

🔹 2. Predisponi o aggiorna il Modello 231

Il modello deve essere su misura: inutile copiarlo da altri. Deve riflettere le reali procedure operative del tuo ente.

🔹 3. Nomina un Organismo di Vigilanza (OdV)

Figura indipendente, spesso composta da professionisti esterni, che controlla la corretta applicazione del modello.

🔹 4. Forma il personale

Il MOG funziona solo se chi lavora all’interno dell’organizzazione conosce e rispetta le regole previste.

🔹 5. Mantieni il modello aggiornato

Le leggi e le attività cambiano: anche il modello deve essere revisionato periodicamente per restare efficace.


🧱 Conclusione: la compliance è un investimento, non un costo

La Responsabilità 231 non è una minaccia, ma una grande opportunità di crescita organizzativa.
Essere conformi alla legge significa operare con trasparenza, sicurezza e fiducia, prevenendo rischi e tutelando chi lavora per e con l’ente.

📩 Affidati a noi per la redazione o la revisione del tuo Modello 231: una consulenza legale mirata ti aiuterà a rendere la tua impresa o associazione più solida, protetta e credibile.

Reati ambientali in Italia: cosa prevede la legge

Reati ambientali in Italia: conoscere la legge per tutelare l’ambiente e se stessi

L’ambiente è un bene comune, ma anche un ambito giuridico complesso.
In Italia, la legge punisce severamente chi danneggia o mette a rischio ecosistemi, acque, suolo e aria. Tuttavia, molti cittadini e imprenditori non conoscono a fondo i reati ambientali previsti dal Codice Penale e le loro conseguenze.


⚠️ Attenzione: il danno ambientale è anche un reato

Dal 2015, con la Legge 68/2015, i reati ambientali sono stati inseriti nel Codice Penale (Titolo VI-bis), segnando un cambiamento storico nella tutela dell’ambiente.
Oggi, non rispettare le norme non comporta solo sanzioni amministrative, ma vere e proprie pene detentive.

I principali reati ambientali previsti sono:

  • Inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p.): punisce chi causa un danno significativo e misurabile all’ambiente, all’aria, al suolo o alle acque.

  • Disastro ambientale (art. 452-quater c.p.): riguarda eventi di danno grave, esteso e irreversibile.

  • Traffico e abbandono illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies c.p.).

  • Impedimento del controllo (art. 452-septies c.p.): sanziona chi ostacola le autorità durante le ispezioni ambientali.

  • Omessa bonifica (art. 452-terdecies c.p.): punisce chi, responsabile dell’inquinamento, non provvede a ripristinare lo stato dei luoghi.

🧨 Le pene previste

Le pene vanno da 2 a 15 anni di reclusione, a seconda della gravità, e possono essere accompagnate da sanzioni pecuniarie, interdizione e confisca dei beni usati per commettere il reato.


💡 La responsabilità aziendale nel diritto ambientale

Le imprese hanno un ruolo centrale nella tutela ambientale, ma anche una responsabilità diretta in caso di violazioni.
In base al D.Lgs. 231/2001, un’azienda può essere ritenuta responsabile amministrativamente per reati commessi dai propri dirigenti o dipendenti, se non ha adottato un modello organizzativo di prevenzione (MOG 231).

Questo significa che:

  • Anche se il titolare non è coinvolto direttamente, la società può essere multata o subire sospensione dell’attività.

  • L’unico modo per ridurre il rischio è predisporre un sistema di gestione ambientale e di sicurezza conforme alle leggi, integrato nel modello 231.


🌱 Prevenire è meglio che difendersi

Oggi non basta “non inquinare”: occorre dimostrare di prevenire il rischio.
Le imprese che adottano procedure di controllo, formazione e monitoraggio ambientale non solo rispettano la legge, ma ottengono vantaggi concreti:

  • Miglior reputazione aziendale e fiducia dei clienti;

  • Maggiori possibilità di partecipare a bandi pubblici e gare d’appalto;

  • Accesso a certificazioni ambientali (ISO 14001, EMAS);

  • Riduzione dei costi assicurativi e dei rischi legali.

Dal punto di vista giuridico, un avvocato specializzato in diritto ambientale può accompagnare l’impresa nella stesura dei protocolli, nella verifica della conformità e nella gestione di eventuali procedimenti penali o amministrativi.


⚖️ Come difendersi e mettersi in regola

🔹 1. Effettua un audit ambientale completo

Serve a individuare eventuali violazioni o carenze nei processi produttivi e nella gestione dei rifiuti.

🔹 2. Aggiorna le autorizzazioni ambientali

Molte imprese operano con permessi scaduti o non allineati alle nuove normative (es. AIA, VIA, VAS).

🔹 3. Forma il personale

Ogni lavoratore deve conoscere i comportamenti corretti per evitare sversamenti, errori di smaltimento o emissioni non autorizzate.

🔹 4. Rivolgiti a un avvocato ambientale

Un legale esperto può assisterti in caso di ispezioni ARPA, sequestri o contestazioni, garantendo la migliore strategia difensiva.


🌍 Conclusione: la legalità è la vera sostenibilità

Difendere l’ambiente significa difendere se stessi, la salute pubblica e il futuro delle imprese.
La normativa italiana oggi è chiara e rigorosa: chi la rispetta costruisce valore, chi la ignora rischia molto.

Affidarsi a un avvocato esperto in reati ambientali è la scelta più sicura per tutelare la tua azienda e dimostrare il tuo impegno concreto nella protezione dell’ambiente.

📩 Contattaci per una consulenza legale su misura: la prevenzione è la tua miglior difesa.

Transizione ecologica e tutela ambientale in Italia

Transizione ecologica e tutela ambientale in Italia: cosa cambia davvero

L’attenzione verso l’ambiente non è più solo una scelta etica o politica: è una necessità giuridica e sociale. La transizione ecologica rappresenta oggi uno dei pilastri fondamentali delle politiche europee e nazionali, e coinvolge direttamente cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni.
Ma cosa significa davvero “transizione ecologica” dal punto di vista del diritto ambientale? E quali sono le responsabilità che ne derivano?


⚠️ L’ambiente non aspetta

Il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’inquinamento delle acque e del suolo non sono più problemi “lontani”. In Italia, ogni anno si registrano oltre 30.000 reati ambientali, secondo i rapporti di Legambiente, con un impatto diretto su salute, economia e qualità della vita.

Il legislatore ha reagito introducendo norme sempre più stringenti in materia di:

  • Gestione dei rifiuti e riciclo

  • Bonifica dei siti contaminati

  • Emissioni in atmosfera

  • Tutela delle acque e del suolo

  • Responsabilità penale e amministrativa delle imprese

Oggi non rispettare la normativa ambientale non è solo un rischio etico o reputazionale: può tradursi in sanzioni pesanti, sospensione dell’attività e responsabilità penale.


💡 La transizione ecologica come opportunità

La vera novità sta nel modo in cui la legge guarda all’ambiente: non più solo come vincolo, ma come opportunità.
Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e il Green Deal Europeo, la transizione ecologica è diventata il motore di una nuova economia, fondata su:

  • Efficienza energetica e rinnovabili

  • Mobilità sostenibile

  • Economia circolare

  • Innovazione tecnologica verde

Le imprese che scelgono di adeguarsi alle nuove regole e investire in sostenibilità non solo rispettano la legge, ma accedono a incentivi, bandi e agevolazioni fiscali.
Il diritto ambientale, in questo senso, non è solo uno strumento di controllo, ma anche di sviluppo economico e tutela collettiva.


🌱 Un futuro sostenibile è anche un futuro sicuro

Adottare comportamenti e politiche ambientali corrette significa proteggere non solo l’ambiente, ma anche il proprio futuro giuridico e aziendale.
Un’impresa che rispetta la normativa ambientale:

  • Evita contenziosi e sanzioni;

  • Migliora la propria immagine sul mercato;

  • Attrae investitori attenti alla responsabilità sociale (ESG);

  • Riduce sprechi e costi energetici;

  • Si posiziona come leader nella sostenibilità.

Dal punto di vista legale, l’avvocato ambientale diventa quindi una figura chiave: supporta aziende e enti nel comprendere, applicare e aggiornarsi sulle normative in continua evoluzione.
Oggi più che mai serve una consulenza specializzata per gestire autorizzazioni ambientali, piani di bonifica, VIA, VAS e AIA, nonché per affrontare eventuali procedimenti penali o amministrativi.


⚖️ Cosa fare per tutelarsi

🔹 1. Verifica la conformità ambientale della tua attività

Un check-up legale-ambientale ti permette di capire se la tua impresa rispetta tutte le normative vigenti e dove intervenire per evitare rischi.

🔹 2. Forma il personale e aggiorna i protocolli

La formazione interna su sicurezza e ambiente è essenziale per prevenire infrazioni e migliorare la gestione operativa.

🔹 3. Affidati a un legale esperto in diritto ambientale

Un avvocato specializzato può guidarti nella corretta interpretazione delle leggi, assisterti nei rapporti con gli enti di controllo e difenderti in caso di contestazioni o ispezioni.

🔹 4. Pianifica una strategia di sostenibilità

La compliance ambientale non è solo un obbligo, ma un valore competitivo. Integrare criteri ESG nel tuo modello d’impresa oggi significa costruire credibilità, efficienza e fiducia.


🔍 Conclusione: la legge come alleata della sostenibilità

La transizione ecologica non è solo una sfida tecnologica o culturale: è un percorso giuridico obbligato che coinvolge tutti.
Chi agisce oggi in modo responsabile — imprese, enti e cittadini — contribuisce a creare un sistema più equo, pulito e sostenibile.

Affidarsi a un avvocato esperto in diritto ambientale significa affrontare con consapevolezza le norme, prevenire rischi e trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo.


Vuoi rendere la tua azienda davvero “green” anche dal punto di vista legale?
📩 Contattaci per una consulenza personalizzata: difendere l’ambiente significa proteggere anche il tuo futuro.

© Copyright Avvocato Ambiente e Sicurezza
Studio Legale Avvocato Ambiente e Sicurezza – Via Ferrarese 3/A Bologna
Tel. 051 4198 653

Bologna – Milano – Venezia

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